Respiri e t’incanti,
riempi cuore e polmoni
di profumi d’imbarazzo
e rinasci.
Colori l’aria di un’intimità nuova,
tua,
egoista d’emozioni
divoratore incontentabile.
Ed è così che sorridi di me,
facendo tuo quel senso d’abbandono
alla mia cadenza
e alla mia voce un po’ bambina,
con la certezza che sì,
mi piacerà
saperti attento,
anche questa volta,
a me,
anche questa volta.
E’ un gioco di pause il nostro,
di tempi,
un gioco di passi,
che ci tiene qui
l’uno di fronte all’altra,
con gli occhi ancora chiusi
e le dita a sfiorarsi.
Un gioco di tempi,
di consensi e negazioni,
di lotte fanciulle tra istinti inespressi
che ci tiene qui,
a morire dalla voglia
di scoprirci un po’ di più,
carne e mente allo stesso cielo.
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La cameriera, trascorso l’istante di imbarazzo, incominciò ad occuparsi delle solite faccende. Non potendo però fare a meno di ascoltare, si convinse di dividere quella stanza grigia con un uomo assai felice.
In realtà la infastidiva l’espressione di lui, il suo indugiare sulla poltrona, lo slancio verso la donna alla quale si stava rivolgendo. “E’ sicuramente una donna” pensò sollevando le spalle “…gli uomini non parlano tra loro con occhi simili, almeno gli uomini eterosessuali!”.
complimenti…un bel sito, pensato, mi fa ritornare in mente i tempi in cui anche io scrivevo poesie, adesso è qualche mese che sono fermo.
Se vuoi ci possiamo confrontare.
buona serata,
continua così, a vivere tra sogno e realtà, che mitiga un pò lo spleen di alcuni nostri giorni…